COME MAI – 883

Ricevi un vocale su WhatsApp e improvvisamente ti metti a piangere. Perché quel vocale contiene un pezzo di canzone. Perché quella canzone è parte di te.

“Come mai? ma chi sarai, per fare questo a me?”: strofe di cui un bambino di appena dieci anni del 93 non sa neppure il vero significato.

Che importa? Se una canzone fa stare bene, è davvero necessario conoscerne il senso?

Così, nell’estate del 1993, Ilaria mi invogliò a cantare “Come mai”, alla festa della Madonna del Carmelo.

Ilaria: quella che, tra le mie cugine è colpevole di avermi procurato il trauma di Barbie Luce di Stelle. Ilaria: quella che ha dato un senso alla mia vita, facendomi scoprire il “Cioè”. Ilaria: quella che soffriva tanto quanto me per la morte di mio padre, in quel 1993 che ci stravolse.

E quando mi trasferii per un po’ di tempo a casa sua, perché mia madre doveva operarsi di tumore, mi ossessionò mettendo in loop l’intero album “Nord, Sud, Ovest, Est” degli 883.

Quindi, nel Luglio del 1993, salii per la prima volta su un palcoscenico, di fronte a tante persone, per cantare “Come mai” degli 883 e dimostrare alla vita che non le avrei mai più permesso di costringermi a guardarla dal basso, ma da un piano rialzato. Con la testa alta e illuminato dai riflettori colorati.

BEVERLY HILLS 9021…OH SI!

Sappiamo che già nella prima puntata è presente un tributo a Luke Perry, che la sigla è stata ricreata sul modello di quella originale e che ieri sera, 7 agosto 2019, si è riunita sui teleschermi americani la comitiva del Peach Pit.

Sappiamo anche che la serie si compone di sei puntate, che mescolerà vita privata e racconto fictionale e che, per questo, non è un reboot ma un mockumentary.

Per amore di David, Brandon, Brenda, Kelly, Donna, Andrea e Steve abbiamo dovuto pure imparare il significato di MOCKUMENTARY: è un falso documentario, come The Blair Witch Project – Il mistero della strega di Blair, per fare un esempio comprensibile ai Millennials ed alla Generazione X [di Ambra].

Della prima puntata sappiamo persino mezza trama, ovvero che tutto inizia a Las Vegas, dove il cast si ritrova per una convention e che insieme decidono di avviare il [finto] progetto del reboot, ripristinando con esso vecchi sentimenti, faide sepolte e attriti mai smaltiti.

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Sappiamo che con la fotocamera di Facebook è possibile creare una storia in cui incastrarsi con gli altri protagonisti, all’interno della storica sigla, oltre che nella seconda puntata incontreremo, dopo anni, Christine Elise, la problematica cattiva ragazza di Brandon, Emily Valentine.

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Siamo tutti preparatissimi, ma per favore: usciteci la puntata sul web, prima che ci venga una pazzia seria, sbattendo la testa ‘sto Google Google, alla ricerca di qualsiasi elemento possa placare questa crisi di astinenza anni novanta!

Angelo Iacopino

Il successo dell’invisibile: da Mark Caltagirone al Charlie delle “Angels”

Sono come Pamela Prati: ossessionato da Mark Caltagirone.

Addicted al miglior attore non protagonista di una delle più bella teleserie di gossip della stagione, dopo “Il trono di spade”.

Scientificamente, ho rintracciato il motivo di questa dipendenza patologica ricorrendo ad una delle citazione di “The Young Pope” che adoro:

Lo Scrittore più importante degli ultimi vent’anni? Salinger. Il più importante regista? Kubrick. L’artista contemporaneo? Banksy. Il gruppo di musica elettronica? I Daft Punk. La più grande cantante italiana? Mina. Il filo invisibile che lega questi personaggi? Nessuno di loro si lascia fotografare.

Secondo Lenny Belardo, Papa Pio XIII all’epoca di Sorrentino, l’invisibilità rafforza il successo di un personaggio. Nell’assenza si compie la presenza e avviene la gestazione di una entità che esiste soltanto fino a che non si vede: quanto più dura questa sua gestazione invisibile, tanto più si prolunga l’indice di interesse verso di lui, che esaurisce appena avviene il parto e diventa qualcosa di evidente, materiale.

Per essere ancora più scientifici, ho stilato una lista di personaggi seriali esistenti ma invisibili, così da affiancare delle prove alla mia tesi.

1. Charlie Townsend – Charlie’s Angels

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Charlie Townsend è un miliardario americano che vive nella cassa di un interfono. È un fan accanito di “Colpo grosso”, tant’è che un giorno decide di investire i suoi miliardi e assumere tre “ragazze Cin Cin”: le fa allenare da Jane Fonda, le accessoria come delle Barbie e le sbatte in missione contro la criminalità. A parte Bosley, segretario personale di Charlie, neppure loro vedranno mai questo mecenate.

2. Boss Artiglio – L’ispettore Gadget

Boss Artiglio è il nemico giurato di Gadget, a capo di un’organizzazione criminale così pericolosa da vantare tra le sue più riuscite attività il furto del diario segreto di Penny [la nipote di Gadget] e l’estorsione del famoso camper a Barbie. Di Boss Artiglio vediamo solo il paio di guanti di ferro che indossa, accessorio desiderato da tutte le mamme che educano i figli con ceffoni e scappellotti. Una action figure degli anni 90 svela il suo volto, grazie a cui si capisce il perché preferisca stare girato di spalle e non voglia mai fare “cam to cam” su Skype.

3. Zio Antonio – La tata

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Di lui sappiamo che indossa un parrucchino, si nutre di schifezze [senza muoversi da sopra il divano di casa] e che nell’edizione americana è in realtà il padre di Francesca. Nulla più. Eppure è costantemente al centro di dialoghi e scenette.

4. Papà Gambalunga – Papà Gambalunga

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Non si tratta di uno dei nickname di Rocco Siffredi, ma del tutore anonimo di Judy Abbot, un’orfanella spilungona di New York. Come Mark Caltagirone, questo benefattore altissimo si manifesta a Judy solo tramite messaggi chilometrici e donazioni. Judy sposerà il suo papà Gambalunga, perché a differenza di Mark esiste e rivelerà alla sua protetta la sua vera identità, a fine serie animata.

5. Troy – Cose dell’altro mondo

In pochi ricordano questa sit-com con protagonista Evie, una ragazza metà umana e metà extraterrestre. Negli anni 80 avveniva di tutto, persino che una ragazza parlasse con il suo papà extraterreste tramite una lampada da comodino romboidale, che emanava una luce fucsia fluorescente. Un oggetto che ho sempre sognato di avere, così come il potere della protagonista di bloccare il tempo unendo le dita.

6. L’ammiratore delle rose scarlatte – Il grande sogno di Maya

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Un po’ papà Gambalunga, un po’ stalker, l’ammiratore delle rose scarlatte è colui che motiva Maya Kitajima e la invoglia a non rinunciare mai al suo sogno di diventare un’attrice importante. Neppure quando la signora Tsukikage le lega al corpo paletti di bambù che le procurano emorragie varie ed eventuali, solo affinché Maya potesse immedesimarsi nel ruolo di una bambola. Altro che la scuola di recitazione della Arcuri.

7. Stan – Will & Grace

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Stan è il marito ideale [almeno per me]: ricchissimo e mai presente. Karen lo sposa nel 95 e di lui vede solo pochissime parti del corpo. Il più delle volte evita persino di parlare e se muore lo fa per finta, per entrare nel programma testimoni dei servizi di sicurezza americani.

8. Gossip Girl – Gossip Girl

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Con i suoi spotted ha fatto impazzire i protagonisti, regalandomi spunti per lo stalking sui social, di quelli che mi piacciono. Sa tutto di tutti ed ha la voce di Kristen, anche se poi si scopre che è un uomo. E la serie finisce.

9. -A. – Pretty Little Liars

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“A” come quegli ex con cui ti lasci, ma continuano a scriverti su Messenger appena ti notano online, creando nuovi profili, non appena li blocchi. Però, senza le persecuzioni di “A” non avrei potuto gustarmi tutto il trash seriale che un teen thriller potesse darmi. Sulle persecuzioni di “A”, personaggio rivelato solo nell’ultimo episodio, la serie è campata per 7 lunghe stagioni.

10. Diane – Twin Peaks

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Per avvalorare la mia tesi sull’invisibilità di un personaggio, che alla sua rivelazione decreta la sua fine e quella dell’universo in cui è calato, non posso non citare Diane, che per anni è stata un registratore a pile, su cui quel bonazzo di Dale Cooper incideva le ipotesi sulla scomparsa di Laura Palmer. Nella terza stagione di “Twin Peaks” del 2017, finalmente Diane arriva per chiudere la saracinesca della loggia nera.

Angelo Iacopino

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What/If: tutta una proposta indecente posteriore

“What/If” è come uno di quei maschi con cui chatti su Grindr [per noia] e decidi di incontrare a conferma che è meglio metterci una pietra sopra.

Un paio di cose neanche troppo esaltanti ti stimolano in lui [Mike Kelly come autore e Renée Zellweger nel cast], quindi… “Sai che faccio? Quasi, quasi lo incontro, per pochi minuti, anche solo per distrarmi un po’ e non pensare sempre a Mark Caltagirone“.

Tanto sai già che non è il tuo tipo, né per una saxata di una notte, né per una lunga frequentazione.

Infatti, ti vien voglia di andare via e cambiare serie, dopo pochi minuti di conoscenza, perché neppure il solito flash forward con cui inizia la prima puntata ti attrae, ma… All’improvviso, noti un particolare interessante.

Ti paralizzi. Sbarri gli occhi. Fissi, sul culo del protagonista principale [che è una vecchia conoscenza di “Glee”].

culo

Sean [Blake Jenner]: unico, valido motivo che mi spinge a continuare la visione dell’intera puntata di questa miniserie Netflix.

Sean riesce a regalarmi una serie di orgasmi multipli, sia in edizione “Backstreet Boys”, sia “California Dream Men”.

bakstreet
sex

Non basta, ma è essenziale, per determinare la voglia di proseguire questa conoscenza con gli altri nove episodi della prima stagione. Sperando non muoia prima.

Angelo Iacopino

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BEFANA

Madonna quanto mi sta sul caxxo Babbo Natale! Non il Natale di per sé, quanto proprio Babbo Natale. Santa Claus. Le Père Noël.

L’ho sempre pensato, fin da piccolo, quando a circa quattro anni decisi di promuovere la Befana come mia amica immaginaria: meglio lei di quel rincoglionito di rosso vestito, che ha sempre sbagliato a consegnarmi i regali che desideravo.

In un mondo di Babbo Natale, che si fanno i fighi grazie ad una mega fabbrica di giocattoli in cui lavorano a nero un numero indefinito di Elfi, una slitta trainata da miliardi di renne su cui deve semplicemente sedersi bello spaparanzato e una moglie che lo aspetta a casa per preparargli la cena, meglio la Befana, single incallita e che i giocattoli se li costruisce da sola.

O meglio, io me la sono sempre immaginata circondata da gattini che le danno una mano a raccattare oggetti dismessi da rimettere a nuovo o da assemblare in nuovi giocattoli, con la colla a caldo. Un po’ come faccio io quando decido di mettermi a fare bricolage e parto convinto di realizzare oggetti utili, per poi finire col generare opere di una mostruosità aberrante.

La Befana gestisce tutto lei, come le femministe. Non ha aiutanti e con l’indipendenza di una single centenaria, mette i doni nel suo sacco magico, sale su una delle sue scope fatate e gira random per il mondo. Come me, quando uscivo il venerdì sera insieme ad Ermanna, prima del Covid, prima che ci chiudessero tutti i locali.

Un attimo prima si fa un giro a Cosenza, l’attimo dopo a Miami. Come le gira: se ne frega di seguire un itinerario, così come se ne frega del look. Da secoli, prima ancora che Gucci le rendesse di tendenza, va in giro con le calze rotte e vestita tutta sbagliata. Ma truccata, perché sono sicuro che lo smokey eyes l’ha inventato lei, con cenere e carbone.

ALLA RICERCA DEL COMMISSARIO ALLA SANITÀ CALABRESE PERDUTO

Non puoi amare la Calabria solo quando ti fa comodo. Non puoi esserle fedele solo per la soppressata, il tartufo di Pizzo, il mare di Tropea e le clementine. Bisogna esserle sempre fedeli e pronti, come in trincea, offrendole il proprio talento.

Per questo motivo, ho deciso di aiutare la mia Terra e stilare un elenco di personalità di rilievo, perfette per l’evoluzione di quella che, pur sembrando la trama di una fiction prodotta dalla Ares Film, è la trama della vita reale. In Calabria.

CANDY CANDY

Dopo essere stata abbandonata alla Casa di Pony, aver visto morire Anthony e Stear, essere stata lasciata da Terence, sopravvivendo persino alla prima guerra mondiale come crocerossina, avere a che fare con la sanità calabrese sarà per Candy Candy una passeggiata. Altro che i dispetti che le facevano Iriza e Neal!

TAYLOR HAYES

A Cosenza, meglio conosciuta come “Taylor di BEAUTIFUL”. Oltre ad essere stata sposata con Ridge, Taylor è risorta minimo tre volte: vuoi che non faccia risorgere pure la sanità calabra?

LA DOTTORESSA GIO’

Un nome azzardato, ma che potrebbe fare la differenza, che consentirebbe a Barbarella di collegarsi in diretta automaticamente con se stessa, risparmiando tempo da investire nel duro incarico.

DR. HOUSE

Non perché a me piaccia la House, come ad Angela favolosa cubista, bensì per il semplice motivo che, nel caso dica castronerie di ogni tipo, lo si possa giustificare con la sua dipendenza da farmaci. Un po’ come Cotticelli.

JACK SHEPPARD

Così, se nominano lui sappiamo già di essere tutti morti [allerta spoiler!], come in LOST.

PAOLO MAGRI

Meglio noto come “Massimo Dapporto in AMICO MIO”… ché tanto, in Calabria, se non sei amico di qualcuno…!

LA MAGA SORCERESS

Poiché solo una dotata di poteri magici, potrebbe fare miracoli con la sanità in Calabria! Inoltre, con tutto quel piumaggio, si adatterebbe benissimo al vento travolgente di Catanzaro.

IL VERO DOTTOR STRANAMORE

Se fosse vivo, ci avrei visto bene pure Alberto Castagna, il vero Dottor Stranamore: così, almeno, avremmo potuto sperare di fidanzarci e trovare un congiunto, in tutto questo casino che è il Covid!

DOTTOR TOMOE

Solo un pazzo come lui potrebbe accettare un incarico PAZZESKO. Dopotutto, ha sfidato Sailor Moon e il potere supremo: mica caxxi!

DR. MIKE QUINN

Lei, la “signora del West”… ché più Far West della Calabria, cosa c’è? [Ovviamente, purché Sully accetti di trasferirsi a Catanzaro e non faccia brutto come la signora Gaudio].

IL PROF!

Forse l’unico, oltre a Gino Strada, che potrebbe davvero salvarci.

Animaniacs: è ufficiale il ritorno di Mignolo e Prof nel reboot!

BARBIE

Una donna che ha svolto più lavori di ogni uomo presente sulla Terra. Passato, presente, futuro.

Una donna,. Ci vorrebbe una donna, forse, per salvarci. Anche perché la Calabria è femmina. La Calabria è FEM. IN. [Cosentine in lotta]!

11 GIF di #Feud che dimostrano quanto siamo Bette e Joan

1. Quando hai bisogno di rinforzi, per superare i pranzi di famiglia.

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2. Quando tra Natale e Pasqua hai esagerato con i dolci, senza accorgerti che tra un po’ scatta la prova costume.

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3. Quando “MA È POSSIBILE CHE NON CI SIA MAI NIENTE DI BELLO, A ‘STA TELEVISIONE!”.

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4. Quando arriva l’estratto conto della carta di credito.

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5. Quando ti richiama quello bono della sera prima.

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6. Quando – per caso – becchi il tuo ragazzo che fa il provolone.

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7. Quando ti si smagliano i collant nuovi.

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8. Quando è l’ultimo cucchiaino di Nutella.

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9. Quando qualcuno prende l’ultima polpetta dal tuo piatto.

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10. Quando apri il freezer, intravedi una confezione di “Carte d’Or” e già immagini di divorarla mentre guardi la nuova stagione della tua serie preferita…

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… ma la apri e scopri che tua madre ha usato il barattolo per congelarci le rape.

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11. Quando è il momento di spiaggiarti sul letto e recuperare le 8 puntate di “Feud”.

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Aspettando Batman

Non li capirò mai quelli a cui piace più Superman che Batman.

Troppo facile infatuarsi di uno dotato di super-forza, solo perché extraterreste, sputato sulla Terra da un pianeta senza neppure una Guerriera Sailor di riferimento.

Arriva da noi e la sua evoluzione in supereroe è tutta una continua esposizione di capacità che non fatica a conquistare, date in dotazione, innate. Così, un giorno scopre che ha lo sguardo laser, il giorno dopo il super-udito, il giorno dopo ancora il super-pugno.

Non come Batman, che si è fatto da solo, che ha dovuto cucirsi persino il costume, come un cosplayer. Uno che ha allenato il corpo, ma soprattutto la mente: perché a Gotham City non conta quanti muscoli hai, ma quanto sei allenato a comprendere i piani intelligenti e folli dei tuoi nemici.

Nella città di Batman, tutto ruota intorno alle dinamiche della psiche, alla “forza” che può darti la follia, ai meccanismi che si inventa la mente per superare le ingiustizie della vita. Nel bene e nel male.

Ho riguardato le prime due stagioni di “Gotham” ed è evidente: Bruce Wayne è il più me dei supereroi, perché lotta e cresce in un mondo di pazzi. Non pazzi improvvisati, come i fanta-nemici degli altri super-amici: i super-criminali di Gotham – contro cui al momento si scontra il giovane Jim Gordon e che in futuro combatterà Batman – sono pazzi veri.

Tant’è che a Gotham c’è l’Arkham Asylum, un manicomio criminale in cui si alternano vicini di cella come il Pinguino, il Joker o l’Enigmista. Super-menti, queste, di cui puoi non condividere e condannare l’agire, ma non evitare di comprendere che a muoverle è il puro spirito di sopravvivenza ad una realtà di soprusi.

In questo contesto di pazzia cresce il giovane Bruce Wayne, mentre Clark Kent si diverte a fare il figo con Lana Lane, nella campagna di Smallville, tra balle di fieno e camicie di flanella. E quando in futuro Superman impazzisce e sembra non importargli nulla dei civili che perdono la vita durante le sue guerre aliene per difendere l’umanità, fortuna ci sia Batman sulla Terra che va ad ammollargli quattro schiaffoni.

Perché in un mondo di follia, non c’è peggior pazzo di un alieno in calzamaglia superdotato che svolazza da un grattacielo all’altro credendo di dover salvare il mondo e Lois Lane.

Angelo Iacopino

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Mimì e la Nazionale di Pallavolo

Quando mia cugina Cecilia si ruppe un braccio per schiacciare come Mimì Ayuhara divenne il mio mito: era il segno tangibile della sofferenza cui poteva portare il duro allenamento in vista delle convocazioni per la Nazionale di Pallavolo.

Convinto di ciò, inizia ad allenarmi con un pallone da Basket per migliorare in ricezione, così Mimì poteva pure farsi la splendida sfoggiando i polsi lesionati dalle catene, perché tanto io potevo vantare milioni di capillari scoppiati sulle braccia.

Una sofferenza che neppure la Passione di Cristo!

Siccome capìi che la convocazione in Nazionale non poteva arrivare senza una squadra vincente, decisi di formarne una mia, insieme alla mia amica Annarita.

Fu l’epopea del sadismo: allenamenti stremanti e senza sosta, esercizi extra per le chiaviche incapaci di murare, pallonate in faccia per chi non era in grado di ricevere un palloncino riempito di elio.
Erano i tempi delle medie: tutti ‘sti sacrifici per ricavare una mezza convocazione ai Giochi della Gioventù. In panchina.


Nel frattempo, dopo più di cento puntate, Mimì riusciva a vincere pure la medaglia d’oro come miglior Attaccante (Attack n. 1), alle Olimpiadi, mentre io e le altre ragazze della squadra stiamo ancora aspettando ‘sta benedetta convocazione.

Angelo Iacopino

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College

In seconda elementare, tra morbillo e varicella, alle mie compagne di classe venne la febbre da “College”. Quando saliva la temperatura, quei quattro maschi della classe erano obbligati a recitare la parte dei cadetti “senza paure né difetti”, stalkati dalle allieve del “Victoria College”, in modo che Elisa potesse trasformarsi in Arianna, Liliana nella signorina Müller e Francesca in Vally. A ruota ognuno interpretava gli altri del cast, mentre io facevo l’assistente alla sceneggiatura.
Durante la ricreazione e le ore di buco, ridisegnavamo la love-story di Arianna, ragazza di buona famiglia, che si rinchiudeva in un collegio di educande per perseguitare Marco, il suo cadetto della Marina/promesso sposo, colpevole di scomparire senza mantenere la sua promessa di matrimonio.
Infatti, per il gioco della commedia degli equivoci, gli si fa credere di dover partire in guerra, salvo poi scoprire che è tutto un errore.
In questa fiction, diretta e scritta da Moccia (che prende spunto dal film dell’ 82), si respira tutto l’odore acre della naftalina di fine anni 80 e delle nebbie di lacca trascinate fino ai primi dei 90, si ascoltano dialoghi da fotoromanzo “Cioè”, recitati dai “posteroni centrali” del tempo. Una negativa di 14 scatti che richiama alla memoria cos’è rimasto di quegli anni 80, quasi “Tre metri sopra il cielo” fa. Tutti in italiano doppiato.

Angelo Iacopino

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